In breve
- La classe energetica, da A4 a G, la trovi nell’APE: dice quanta energia non rinnovabile serve alla casa rispetto a un edificio di riferimento.
- Si comincia capendo dove scappa il calore, con l’APE e una diagnosi fatta da un tecnico; poi si scelgono i lavori, e solo dopo si chiedono i preventivi.
- La direttiva europea sulle case chiede di ridurre i consumi delle abitazioni nel loro insieme: non obbliga il singolo proprietario a fare lavori entro una data.
Cosa dice la classe energetica
L’attestato di prestazione energetica, l’APE, lo firma un tecnico abilitato dopo un sopralluogo. Mette la casa in una di dieci classi, da A4, la migliore, a G, la peggiore, in base all’energia non rinnovabile che serve per scaldarla, raffrescarla e avere acqua calda, confrontata con quella di un edificio di riferimento: in A4 la casa consuma al massimo il 40% di quell’edificio, in G più di tre volte e mezzo.
Le case messe peggio sono tante: secondo il rapporto ENEA sugli attestati del 2024, il 45,3% delle abitazioni certificate era in classe F o G, e solo una su cinque dalla B in su.
Leggi il tuo APE prima di tutto
Se non ce l’hai, o è vecchio, farlo fare è il primo passo: vale al massimo dieci anni, va rifatto dopo lavori che cambiano la classe e decade prima se salti i controlli periodici dell’impianto. Quando ce l’hai, guarda tre cose:
- la classe e l’indice di prestazione: il numero dietro la lettera, utile per confrontare prima e dopo i lavori;
- com’è fatta la casa: pareti, tetto, finestre, impianto di riscaldamento e di acqua calda;
- le raccomandazioni: la legge chiede all’APE di proporre gli interventi più significativi ed economicamente convenienti.
Un ordine che ha senso
Per l’ENEA la diagnosi energetica fatta da un tecnico è il primo passo. Poi, di solito, conviene ridurre il calore che la casa perde prima di scegliere l’impianto che lo produce: in una casa che disperde un impianto nuovo lavora di più, e va scelto più grande. Non è una regola fissa: se la caldaia è da cambiare comunque, la diagnosi ti dice cosa rende di più per ogni euro.
- Le cose che costano poco: temperature giuste, orari di accensione, manutenzione dell’impianto, valvole termostatiche sui termosifoni, spifferi di porte e finestre.
- L’involucro: isolare il tetto o il sottotetto, poi le pareti, poi cambiare le finestre più vecchie.
- Gli impianti: una pompa di calore, un sistema ibrido, il solare per l’acqua calda, scelti sulla casa dopo i lavori.
- La produzione: un impianto fotovoltaico, meglio se pensato insieme a un impianto che usa quell’elettricità.
Temperature giuste, e i conti dell’impianto
In inverno, nelle case, la temperatura media delle stanze riscaldate non deve superare 20 °C, più 2 °C di tolleranza. Secondo l’ENEA ne bastano 19, e ogni grado in meno fa risparmiare fino al 10% di combustibile. Anche le ore di accensione hanno un limite, che dipende dalla zona climatica del tuo Comune.
Pompa di calore o caldaia: quale costa meno dipende dai prezzi di luce e gas che paghi tu e da come è fatta la casa. Il calcolo le confronta con i tuoi numeri, prima di sentire i preventivi.
Il calcoloPompa di calore o caldaia: quale costa menoDetrazioni e incentivi, nel 2026
- Bonus casa ed ecobonus: detrazione del 50% delle spese sulla casa in cui vivi, se ne sei proprietario o titolare di un diritto reale, e del 36% negli altri casi, in dieci rate annuali. Nel 2027 scendono al 36% e al 30%.
- Le caldaie a gas o a gasolio, anche a condensazione, non hanno detrazioni quando sono l’unico generatore dell’impianto.
- Per molti lavori di risparmio energetico va mandata una comunicazione all’ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori.
- Il Conto Termico 3.0 del GSE dà un contributo diretto, fino al 65% della spesa ammessa, per pompe di calore, sistemi ibridi, biomassa e solare termico; la domanda va fatta entro 90 giorni dalla fine dei lavori.
Case green: cosa cambia davvero
La direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici chiede di ridurre il consumo medio di energia delle abitazioni di almeno il 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, rispetto al 2020. È un obiettivo medio per il paese: ogni Stato sceglie su quali case intervenire e con quali misure, e non c’è un obbligo di lavori entro una data per il singolo proprietario.
Gli Stati dovevano portarla nelle loro leggi entro il 29 maggio 2026: al 30 settembre, in Italia, il decreto non risulta ancora arrivato. Nei prossimi anni regole e incentivi spingeranno soprattutto sulle case che consumano di più: sapere oggi dove è la tua ti aiuta a scegliere quando intervenire.
Fonti
- Decreto legislativo 192/2005, art. 6: l’attestato di prestazione energetica — Normattiva
- DM 26 giugno 2015, linee guida per l’APE: le classi da A4 a G — Gazzetta Ufficiale
- ENEA — Rapporto annuale sulla certificazione energetica degli edifici 2025
- ENEA — Riscaldamento: 10 consigli per bollette più leggere (ottobre 2025)
- DPR 74/2013, art. 3: le temperature del riscaldamento — Normattiva
- Agenzia delle Entrate — Bonus casa: le detrazioni per ristrutturare
- ENEA — Detrazioni fiscali e comunicazione entro 90 giorni
- GSE — Conto Termico 3.0
- Direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica nell’edilizia — EUR-Lex
Testo controllato il 30 settembre 2026