In breve
- Con il forfettario paghi i contributi e un’imposta del 15%, o del 5% nei primi cinque anni se hai i requisiti, su un reddito calcolato con un coefficiente.
- Il primo anno, in gestione separata, di solito non versi nulla: tasse e contributi di quell’anno si pagano l’anno dopo, insieme agli acconti del nuovo.
- Con 30.000 € incassati da professionista, a giugno del secondo anno escono circa 10.300 €: per questo si mette da parte una quota di ogni fattura dal primo giorno.
Come si calcola, in breve
Il reddito non si calcola togliendo le spese vere: si moltiplicano gli incassi per il coefficiente della tua attività. Il 78% per le professioni, il 40% per commercio, bar e ristoranti, l’86% per costruzioni e attività immobiliari, il 67% per molte altre attività.
Sul reddito paghi i contributi: in gestione separata il 26,07%; artigiani e commercianti un contributo fisso, più una percentuale sulla parte che supera il minimale. Poi, sul reddito meno i contributi versati nell’anno, l’imposta sostitutiva: il 15%, oppure il 5% per l’anno in cui apri e i quattro dopo, se hai i requisiti.
Il calcoloTasse del forfettario 2026L’esempio, a regime
Una professionista in gestione separata incassa 30.000 € in un anno. Reddito: 30.000 × 78% = 23.400 €. Contributi al 26,07%: 6.100,38 €. Con l’imposta al 5% paga 864,98 € e le restano circa 1.920 € al mese; al 15% l’imposta sale a 2.594,94 € e le restano circa 1.775 €.
Questo è il conto di un anno qualunque. Ma i soldi non escono quando incassi: escono alle scadenze delle tasse. E il primo giro va diversamente.
Il primo anno: sembra tutto gratis
Gli acconti si calcolano sull’imposta e sui contributi dell’anno prima. Il primo anno un anno prima non c’è: in gestione separata, di solito, fino a giugno dell’anno dopo non versi niente.
C’è un secondo effetto. I contributi si tolgono dal reddito nell’anno in cui li paghi davvero. Il primo anno non ne hai pagati, quindi l’imposta si calcola su tutti i 23.400 €: al 5% sono 1.170 €, non 864,98.
Artigiani e commercianti, invece, i contributi fissi li pagano già dal primo anno, in quattro rate: a maggio, agosto, novembre e febbraio.
Il secondo anno: arriva tutto insieme
Di regola entro il 30 giugno del secondo anno, o entro il 30 luglio con lo 0,40% in più, la nostra professionista paga il saldo del primo anno e il primo acconto del secondo. Le date possono slittare: nel 2026, per i forfettari, la prima scadenza è stata spostata al 20 luglio. Il conto:
- saldo dell’imposta del primo anno: 1.170,00 €;
- saldo dei contributi del primo anno: 6.100,38 €;
- primo acconto dell’imposta, metà di quella dell’anno prima: 585,00 €;
- primo acconto dei contributi: gli acconti della gestione separata sono l’80% dei contributi dell’anno prima, in due rate uguali, quindi 2.440,15 €;
- in tutto 10.295,53 €, in un colpo solo. Entro il 30 novembre arriva il secondo acconto: altri 3.025,15 €.
Quanto mettere da parte, e perché subito
In un anno normale la nostra professionista paga 6.965,36 € fra contributi e imposta: circa 23 € ogni 100 incassati. Nel secondo anno, fra giugno e novembre, ne escono 13.320,68.
Non è una tassa in più: sono i conti di due anni che si sovrappongono, e poi il ritmo si assesta. Se da ogni incasso metti da parte la tua percentuale fin dal primo giorno, su un conto separato, a giugno i soldi ci sono. Il guaio nasce quando il primo anno quei soldi li spendi, perché nessuno te li chiede.
Se pensi che il secondo anno incasserai meno, puoi versare acconti più bassi calcolandoli sul reddito previsto: se però sbagli per difetto, paghi la differenza con sanzioni e interessi. È una scelta da fare con il commercialista.
Da controllare prima di aprire
- i requisiti per il 5%: nessuna attività nei tre anni prima, e un lavoro che non sia la semplice prosecuzione di quello che facevi;
- i limiti: 85.000 € di incassi, e redditi da lavoro dipendente dell’anno prima non oltre 35.000 € (per il 2025 e il 2026; dal 2027 torna 30.000 €, salvo proroga);
- il codice ATECO, che decide il coefficiente, e dove verserai i contributi: gestione separata, artigiani e commercianti o cassa professionale;
- le fatture: dal 2024 anche nel forfettario sono elettroniche, e sopra 77,47 € senza IVA ci vuole il bollo da 2 €.
Fonti
- Legge 190/2014, commi 54-89: il regime forfettario — Normattiva
- Agenzia delle Entrate — istruzioni Redditi PF 2026, fascicolo 3 (quadro LM)
- Agenzia delle Entrate — istruzioni Redditi PF 2026, fascicolo 1 (versamenti e acconti)
- INPS — circolare n. 8 del 3/2/2026 (gestione separata: 26,07%)
- INPS — circolare n. 14 del 9/2/2026 (artigiani e commercianti, rate dei contributi fissi)
- Agenzia delle Entrate — istruzioni Redditi PF 2026, fascicolo 2 (acconti dei contributi INPS: 80% in due rate)
- Agenzia delle Entrate — Come si paga l’IRPEF: saldo e acconti
- Agenzia delle Entrate — risoluzione 93/E del 12/11/2019 (acconti dei forfettari in due rate del 50%)
- Agenzia delle Entrate — Regime forfetario: le regole
- Agenzia delle Entrate — circolare 32/E del 5/12/2023 (fattura elettronica per tutti i forfettari)
- INPS — circolare n. 62 del 27/5/2026 (saldo e acconti dei contributi)
- Legge 207/2024, comma 12 (35.000 € di lavoro dipendente nel 2025 e nel 2026) — Normattiva
Testo controllato il 30 settembre 2026